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Impanga: tutti i segreti della bici che ha sfidato il Rwanda

Scopri i segreti di Impanga, il capolavoro artigianale Tommasini costruito per partecipare alla RAR in Rwanda con Gianluca. Geometrie custom e un design unico.

Quando l'artigianato italiano incontra le mille colline africane: ecco come nasce un capolavoro su due ruote

Ci sono storie che non si possono raccontare seguendo le strade battute. Servono percorsi nuovi, salite che tolgono il fiato, dislivelli che mettono alla prova ogni certezza. Servono più di 19.000 metri di dislivello spalmati su 1.000 chilometri di terra rossa e asfalto rovente.

Per raccontare la storia di Gianluca alla Race Around Rwanda, Tommasini non poteva tirare fuori dal catalogo una bici standard. Doveva succedere qualcosa di diverso. Qualcosa che non esisteva ancora.

E così, nel silenzio dell’atelier di Grosseto, tra il profumo inconfondibile dell’acciaio e le mani sapienti di artigiani che fanno questo mestiere da generazioni, è nata IMPANGA.

Non cercatela nei listini. Non la troverete alle fiere. Questo è un pezzo unico di Intelligenza Artigianale, un’anima gemella forgiata millimetro per millimetro per sfidare l’impossibile.

Perché IMPANGA? Il significato nascosto

In Kinyarwanda, la lingua del Rwanda, Impanga significa “Gemello”.

Un nome che non è casuale. Pur divise da migliaia di chilometri e da un oceano, la Maremma toscana e la terra delle “Mille Colline” rwandesi si somigliano in modo sorprendente. Sono terre gemelle: nell’asprezza della terra rossa, nel profilo infinito dei rilievi che non danno tregua, nella cultura di chi sa cosa significano la fatica e il rispetto per il territorio.

Questa connessione non è solo poetica: è strutturale.

IMPANGA è un Cycle Truck evoluto: una tipologia di bici storicamente nata per il lavoro quotidiano, oggi completamente riprogettata per il gravel estremo e l’ultracycling. Geometrie robuste per la terra, agili per le salite impossibili. Un ponte d’acciaio che unisce Grosseto a Kigali, la tradizione italiana alla resilienza africana.

Un cycle truck per l'Africa: la scelta rivoluzionaria

“Perché diavolo un telaio cargo per una gara gravel?” È la domanda che molti si sono fatti. La risposta è tanto semplice quanto potente: perché in Rwanda la bici è vita e lavoro.

Nelle strade sterrate rwandesi, ogni giorno migliaia di persone si muovono su biciclette da lavoro cariche di pesi impossibili. Sacchi di riso, bombole del gas, mattoni, cassette di frutta: tutto viene trasportato in sella, lungo salite e relative discese che farebbero impallidire molti ciclisti europei.

Scegliere un telaio cycle truck per la Race Around Rwanda non è un vezzo stilistico: è un omaggio a un popolo che sulle due ruote carica sogni e fatica. È un modo per dire che quella bici appartiene a quel territorio, che ha senso là dove verrà spinta al limite.

Ma IMPANGA è molto più di un omaggio: è un’evoluzione radicale del concetto stesso di cargo bike.

Le geometrie: millimetro dopo millimetro

In Tommasini, il savoir-faire artigianale non accetta compromessi. Non esistono taglie standard quando si costruisce un pezzo unico. Le geometrie di IMPANGA non sono state pescate da un catalogo: sono state scolpite sulle misure biomeccaniche di Gianluca.

Ogni angolo del telaio, ogni millimetro del passo, ogni saldatura è stata studiata dai maestri artigiani di Grosseto per trasformare la fatica brutale dei 19.000 metri di dislivello del Rwanda in pura efficienza dinamica.

I Segreti delle geometrie di IMPANGA:

Stabilità totale Il carico viene posizionato sotto la linea dello sterzo, creando un baricentro basso che garantisce un controllo senza precedenti anche sui fondi più sconnessi e nelle discese tecniche.

Passo allungato Un passo più lungo del normale offre stabilità su terreni imprevedibili e assorbimento naturale delle vibrazioni su 1.000 km di strade che alternano asfalto rovinato e sterrato selvaggio.

Angoli studiati per il dislivello Gli angoli di sterzo e sella sono stati calcolati specificamente per le pendenze brutali delle salite rwandesi, dove spesso si supera il 15-20% su sterrato.

Comfort su lunga distanza Geometrie che privilegiano la resistenza alla fatica: Gianluca starà in sella per oltre 90 ore, e ogni dettaglio conta per ridurre l’affaticamento muscolare.

È l’incontro definitivo tra la maestria artigianale Tommasini e la determinazione di un ragazzo che ama le avventure.

Il materiale: acciaio, sempre e comunque

In un’epoca in cui il carbonio domina il mercato, Tommasini resta fedele a una scelta che è filosofia prima che tecnica: l’acciaio. Per IMPANGA, questa scelta diventa ancora più significativa:

Resistenza strutturale L’acciaio assorbe le vibrazioni continue che su 1.000 km di gravel ” distruggerebbero” altri materiali. È il materiale della resilienza, quello che non si arrende mai.

Riparabilità In caso di rottura in mezzo al nulla rwandese, l’acciaio può essere riparato. Il carbonio no. In una gara self-supported, questo può significare la differenza tra finire e ritirarsi.

Sostenibilità Un telaio in acciaio dura generazioni. Può essere trasmesso, riparato, evoluto. È l’opposto della cultura usa-e-getta.

Anima C’è qualcosa nell’acciaio saldato a mano che le macchine non riescono a replicare. È il calore umano che entra nel metallo, saldatura dopo saldatura.

Il pattern: quando l'arte incontra la funzione

La livrea di IMPANGA non è decorazione: è narrazione visiva.

Realizzata da Eleonora Tiezzi designer specializzata in custom painting, la grafica sovrappone le curve di livello della Maremma a quelle delle “Mille Colline” rwandesi.

Guardate il telaio: quelle linee sinuose che si intrecciano non sono casuali. Sono la rappresentazione topografica di due territori gemelli che si incontrano su un tubo d’acciaio. I colori della terra rossa toscana si fondono con le tonalità verdi delle colline africane.

È un ponte visivo tra due mondi, la dimostrazione che la geografia è solo apparentemente una distanza: quando le anime si riconoscono, i chilometri non contano.

L'equipaggiamento: ogni dettaglio conta

IMPANGA non è solo telaio. È un sistema completo pensato per l’ultracycling estremo:

Componenti Selezionati

Gruppo trasmissione con rapporti adatti alle pendenze africane, freni a disco idraulici per controllo totale nelle discese tecniche, ruote robuste progettate per resistere a buche, pietre e asfalto devastato.

Sistema di carico

Portapacchi anteriore custom per distribuire il peso in modo ottimale, borse bikepacking di  per trasportare tutto il necessario in sicurezza dalle improvvise piogge tropicali, accessori montati strategicamente per accesso rapido a cibo, acqua, ricambi.

Affidabilità totale

Ogni componente è stato scelto non per la leggerezza estrema ma per l’affidabilità assoluta. Quando sei a 500 km dall’arrivo, in mezzo alle colline rwandesi, l’ultima cosa che vuoi è un componente che cede.

Il test finale: dal laboratorio alle Mille Colline

Prima di prendere il volo per Kigali, IMPANGA è stata testata sulle strade toscane: Maremma, Colline Metallifere, Chianti Senese, Chianti Fiorentino, sterrati dell’entroterra grossetano. Ogni uscita serviva a verificare, aggiustare, perfezionare.

Ma il vero test è iniziato il 1 febbraio 2026, quando Gianluca ha preso il via della Race Around Rwanda insieme ad altri 149 atleti.

Ora IMPANGA è arrivata al traguardo affrontando esattamente ciò per cui è stata creata:

  • Salite al 15-30% su sterrato
  • Discese tecniche a velocità sostenuta
  • Temperature che oscillano dai 5°C delle alture ai 40°C delle vallate
  • Piogge tropicali improvvise che trasformano lo sterrato in melma
  • Oltre 90 ore di sollecitazioni continue

Ogni saldatura del telaio è stata messa alla prova. Ogni scelta progettuale ha dimostrato di essere quella giusta. Il Rwanda ha messo alla prova ogni millimetro di questa bici.

Oltre la gara: Il Progetto IMPANGA

Ma la storia di IMPANGA non finisce con la Race Around Rwanda.

Questo telaio è stato pensato anche come prototipo di un progetto più ampio: portare la tecnologia cargo evoluta in Rwanda per migliorare la vita quotidiana di chi usa la bici per lavoro.

Immaginate cycle truck moderne, robuste ed efficienti nelle mani dei lavoratori rwandesi che oggi si muovono su bici da passeggio cariche di pesi impossibili. Immaginate come potrebbe cambiare la loro fatica quotidiana.

IMPANGA è il primo passo di questa visione: dimostrare che un cycle truck evoluto può affrontare qualsiasi sfida, anche la più estrema.