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Giuseppe si sveglia e dice: “Oggi faccio un Ironman.”

Giuseppe Longobardi si sveglia, guarda fuori e decide: oggi faccio un Ironman. Nessun piano, vento fortissimo, 3,8 km a nuoto + 180 km in bici + 42 km di corsa. Tutto in un giorno. Tutto "alla zingara".

Ci sono atleti che pianificano per mesi, che misurano i watt, che mangiano i gel a orari precisi. E poi c’è Giuseppe Longobardi. Giuseppe si sveglia, guarda fuori dalla finestra, e decide di fare un Ironman. Semplice. Spontaneo. Totalmente folle. E non è la prima volta.

Ieri mattina, il 14 maggio, alle 7:43, Giuseppe è entrato in acqua. Direzione: Ironman fai-da-te, non programmato, non annunciato, fatto “alla zingara” come lui stesso ha orgogliosamente dichiarato.

Nessun allenamento specifico. Nessun piano. Solo una mattina di vento e la voglia matta di fare i conti con sé stesso.

«Non ero preparato né a nuoto, né a bicicletta, né a piedi, né a nessuna parte. Poi tirava un vento che non puoi capire.» Già. Il vento. Quel dettaglio che avrebbe fatto tornare a casa chiunque altro. Raffiche che sbattevano la bicicletta da un lato all’altro, quasi buttandolo per terra in più di un’occasione. Ma Giuseppe ha stretto i denti e ha continuato.

«Non ero preparato né a nuoto, né in bicicletta, né a piedi, da nessuna parte. Poi tirava un vento che non puoi capire.»

Diciamolo chiaro: 3,8 km a nuoto, 180 km in bici attraverso Pistoia, Prato e dintorni con 1.038 metri di dislivello e poi una maratona completa nel pomeriggio, nel silenzio dei campi intorno a Monsummano. Il tutto in una giornata sola. «A un certo punto non sai da che parte rifarti. Non sai dove andare a scavare.»

È lì, in quel momento di buio totale, che emerge il vero atleta. Non nei momenti facili, non nei giorni perfetti con il vento in coda e le gambe fresche. Ma quando tutto pesa, quando il corpo chiede pietà e la testa deve trovare un’altra marcia. Giuseppe l’ha trovata. Come sempre.

Alla fine della giornata, con le gambe che probabilmente chiedevano un avvocato, Giuseppe ha mandato un vocale. Non si lamentava. Rideva, quasi. E ha detto una cosa sola: “È stata bella. Molto molto molto bella.”

Ecco. È questa la roba di cui è fatto il Cykeln Team.